Ermes era uno dei miei più grandi amici. Compagni di banco alle elementari, ci eravamo ritrovati all’università, frequentando lo stesso corso di archeologia, che poi lui aveva abbandonato a metà strada.

Negli anni, tra il suo lavoro di vigilante al museo di arte antica e il mio di docente di lettere al liceo, ci eravamo un po’ persi di vista ma trovavamo sempre il tempo per un caffè, almeno una volta al mese.

Quando mi avevano detto che avrei dovuto accompagnare i miei alunni ad una visita proprio in quel museo, lo chiamai subito chiedendogli se quel giorno sarebbe stato di turno e che dopo la visita, se non avesse avuto niente da fare, avremmo potuto prendere qualcosa al bar.

Così, quella mattina andai al museo con i miei studenti e trovai Ermes all’ingresso della biglietteria. Era da un po’ che non ci vedevamo, ma il mio ex collega di università di quando ero a Torino, sembrava essersi trasformato in un uomo davvero affascinante: muscoloso, alto, e con quel tatuaggio sotto il collo che incarnava l’amore eterno, mi inebriò il profumo che sentii quando, per salutarlo, lo abbracciai proprio come si fa con un vecchio amico.

“Sei sempre bellissima”, mi disse lui squadrandomi dall’alto verso il basso. Lo salutai ed entrai insieme ai miei studenti, che forse erano più entusiasti di aver perso un giorno di scuola che di visitare un museo così importante.

Dopo un’oretta e mezza ero ormai stremata, così decisi di fare una pausa e di andare a prendere un caffè mentre i miei alunni acquistavano souvenirs nel negozio dentro il museo.

Quel giorno il museo non era molto affollato. Entrai in bagno per darmi una rinfrescata e vi trovai Ermes che mi aspettava. Mi stupì il fatto di trovarlo lì, e mentre lo guardavo con aria interrogativa, mi prese per le braccia e delicatamente mi spinse contro le pareti del bagno: quella posizione mi fece sentire la sua eccitazione pressante, che pulsava nei suoi pantaloni e che fece bagnare immediatamente la mia vagina.

Non mi fece neanche reagire. Con le mani intrecciate alle mie, mi baciò con avidità e con passione, e quando capì di avermi in pugno mi lasciò le mani ed iniziò a toccarmi il seno e la passera mentre ero ancora vestita. Mi sollevo il vestito, e infilò una mano tra i miei slip, con il suo dito che lentamente si addentrava nei meandri della mia passera ormai grondante: sapeva bene come toccarmi, conosceva i miei punti deboli e tenendo tra due dita il clitoride faceva entrare ed uscire il dito medio dalla mia passera, facendola diventare sempre più bagnata.

Quando capì che ero pronta per essere penetrata, si abbassò i pantaloni della divisa, mi prese in braccio, mi tenne le gambe sollevate ed avvinghiate al suo bacino, e mi penetrò con una certa violenza, facendomi sussultare dal piacere. Mi sussurrò che era da tempo che gli mancavo, e che gli mancava riempirmi di sborra. Mentre andava dentro e fuori con il suo membro duro, ebbi un sussulto ed un gemito di piacere così forte che mi dovetti tappare la bocca mentre lui continuava a stantuffarmi.

Il mio ex collega di università mi stava facendo divertire, e nel pensare alla trasgressione che stavamo mettendo in atto raggiunsi l’apice del piacere, e mentre gli sussurravo che stavo godendo, ansimò sempre più forte e capii che anche lui stava godendo dal quantitativo di seme caldo che mi inondò la passera.
Quella fu una delle gite più indimenticabili della mia vita…